Repubblica Toscana – Già Granducato di Toscana

( Comunicato Ufficiale del MAT- Lega  Autonomista Toscana n °194)

 

 

POTERE E CORRUZIONE:

 

ALLE RADICI POLITICHE DEL SACCO DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA

 

   La storia politica di Siena l’ho conosciuta bene dalla sua Provincia, da cui la città fu invasa nell’immediato dopoguerra. Per l’esattezza da Bettolle, frazione di Sinalunga, troppo vicino al paese di Rosy Bindi per essere un comune autonomo… E’ li che conobbi il vero fascismo e il vero comunismo degli Ultimi. Ai miei occhi di bambino mi parvero talmente simili che si manifestavano in una stessa persona, quella del fratello del mio babbo, Francesco Mazzerelli.         Sergente delle Camicie Nere, combattente dalla guerra dall’Africa in poi, nel Montenegro fu leggendario. Mi raccontò che la sua pattuglia, mandata in avanguardia, sentì cantare, sul fare della sera, tra boschi e forre montane, “Bandiera Rossa”. Erano in un punto che indietro non potevano tornare, forse erano stati visti e circondati e le cinque Camicie Nere che erano con lui atterrirono.         Allora, dopo essersi raccomandato che non si sparpagliassero, partì da solo con un mitra e qualche bomba a mano. “Giocando” a nascondersi fra i tronchi degli alberi come una lepre, fece secchi almeno cinque comunisti “titini”, mettendo in fuga il resto.         Nessuno dei fuggiaschi ricantò “Bandiera Rossa”, la ricantò lui, quando, finita la guerra, tornò a Bettolle. Il fascismo non c’era più, al suo posto c’era il PCI, che aveva trasformato la Casa del Fascio in Casa del Popolo. Le parole d’ordine gli sembravano le stesse, lotta all’imperialismo americano e al colonialismo inglese, francese, portoghese.. Onestà e coerenza verso il Partito, con la P maiuscola come prima, in più, cosa a lui molto gradevole, lotta aperta ai padroni che, come quelli delle vicine Fornaci erano dei “cani” ,         capaci di far morire sua moglie di mal di cuore a soli trent’anni, a forza di caricare e scaricare mattoni al caldo e al freddo. Per lui le banche non esistevano, non l’aveva mai usate e l’onestà e la coerenza politica erano il mito da perseguire per raggiungere il Sol dell’Avvenire. Sono storie come questa, ne sono certo, che costituiscono la radice operaia e contadina della rossissima Siena e della sua provincia. Ma i comunisti di oggi, che fingono di non esserlo più, sono “democratici” all’amerikana,         ma soprattutto sono l’opposto di quelli di ieri, non sognano più il “Sole dell’Avvenire”, ma il posto fisso in Banca, in Comune , in Provincia , alle ASL, nei CAF della CGIL e quando possono, senza perdere mai nessuna occasione, rubano, corrompono e si costruiscono privilegi per loro, la famiglia e, se rimane qualcosa, per il Partito… In quest’ottica, il Monte dei Paschi di Siena, è , o meglio era , il sogno di tutti i comunisti senesi in carriera. Sostenere che il MPS non sta al PCI, oggi Partito “democratico”, come il quotidiano “L’Unità” sta al Partito vecchio e nuovo , non è semplicemente una brutale menzogna, ma una demenziale provocazione all’intelligenza di tutti i toscani, comunisti compresi, perché non c’è un bischero, che sia mentalmente anche un po’ handicappato, che non sappia che il Monte dei Paschi di Siena è la banca della CGIL, delle Coop rosse, del Partito, delle Feste dell’Unità e di tutte la Case del Popolo, oggi ARCI.         L’elenco della casta comunista e cattocomunista di riferimento e di copertura al MPS è sempre stata inconfutabile : Rosy Bindi, pasionaria del cattocomunismo, i compagni : Romano Prodi, cattocomunista,         i compagni comunisti vecchi e nuovi Massimo D’Alema, Luigi Berlinguer, Franco Bassanini, Giovanni Consorte, Giuliano Amato, Aldo Berlinguer, Franco Ceccuzzi, Stefano Fassino, Vincenzo Visco, Walter Veltroni, Alberto Monaci, Alfredo Monaci, Ugo Sposetti, Antonio Misiani, Piero Fassino, Gabriello Mancini eccetera… il tutto, sotto la geniale regia di Giuseppe Mussari. E allora, una volta tanto, ci troviamo d’accordo con il “compagno innaturale” Antonio Di Pietro, quando afferma: “Monte dei Paschi di Siena         è la prova e la riprova della commistione tra affari e politica. Soprattutto è grave il comportamento di quella politica che è ingrassata facendo finta di non vedere finora quel che avveniva. ( Si pensi all’incredibile “acquisto” di Antonveneta , pagata 10 miliardi alla Santander, la quale l’aveva acquistata due mesi prima per 6 miliardi ! n.d.a.) Al Monte dei Paschi di Siena non è stato scoperto un singolo banchiere irresponsabile e nemmeno un’isolata banda di malfattori. Quello che sta emergendo è un intero vasto, ramificato e marcio sistema di potere e di corruzione.”  Francamente basta così.

 

 

Alessandro Mazzerelli

Canditato al Senato PdL. Presidente MAT

Saggezza Popolare

 

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