COMITATO NAZIONALE PRO – DON LORENZO MILANI

Casella Postale, 1208 – 50100 Firenze

Cell. 3472342482

 

 

Breve riflessione sugli Ordini del Giorno dei Consigli Comunali di Barberino di Mugello (Firenze), Collesalvetti (Livorno) e Foiano della Chiana (Arezzo) per la denominazione di una via o di una piazza  al Profeta di Barbiana.

 

 

Il presidente del nostro Comitato Alessandro Mazzerelli  a Barberino di Mugello,  Emiliano Baggiani  a Collesalvetti e Gianluca Mencucci a Foiano della Chiana, hanno presentato, nei rispettivi Consigli Comunali,  Ordini del Giorno con l’obbiettivo di impegnare i Sindaci e le relative Giunte  : a denominare una via o una piazza al Profeta di Barbiana don Lorenzo Milani.”

 

  L’originalità della richiesta, sta nel fatto che a differenza delle molteplici Vie o Piazze dedicate a Don Lorenzo Milani sparse per l’Italia, che, nel loro ottenimento, hanno fatto costante riferimento esclusivamente alla Scuola di Barbiana,  alle fondate critiche alla Chiesa del tempo e alla questione della obiezione di coscienza, i tre ordini del giorno si richiamano esplicitamente e singolarmente al Decalogo di Barbiana , di cui riportiamo ancora una volta il testo integrale:

 

Divieto di ricoprire più di una carica pubblica.

Divieto di rimanere per più di due volte alla stessa carica pubblica.

Divieto della pubblicità personale dei candidati a qualsiasi carica pubblica.

Divieto di ricoprire una carica pubblica e una di Movimento, in maniera da consentire all’organizzazione politica il controllo sull’operato degli eletti.

Divieto di costituire correnti o gruppi di potere.

Divieto di aprire uffici per la promozione del clientelismo.

Obbligo della dichiarazione annuale, pubblica e giurata, di tutti i redditi e di tutte le proprietà da parte degli amministratori pubblici.

Irreprensibilità morale nella vita pubblica e privata.

Predisposizione della lista dei candidati, a qualunque carica pubblica, mediante una “scala dei meriti”.

Esercitare la politica come servizio, evitando qualsiasi contrasto personale con gli altri servitori.

 

  Si tratta di uno dei documenti , forse il più importante fra quelli che costituiscono le sette Profezie milaniane,  che furono pronunciate a fine estate del 1966. Nacque, a differenza delle altre sei Profezie, da un serrato confronto fra il giovane Mazzerelli e il Profeta su come superare l’insanabile contraddizione fra Fede e politica, che si manifestava clamorosamente all’interno di un partito che, a dire del Profeta, strumentalizzava “blasfemicamente” il nome di Nostro Signore. Ne venne fuori un  Decalogo che è certamente al di sopra del tempo e della storia,  è davvero eterno, perché è parte integrante ed essenziale di quel “sogno”, molto concreto, che fece dire al Profeta  rivoltosi, concludendo, al Mazzerelli :  “ Il tuo, il nostro socialismo, viene dalla coscienza che si riscatta dal male, è con gli Abele di sempre, è contro i sepolcri imbiancati di sempre, cammina per terra guardando in alto, è immortale.”

 

 Appare evidente che con il Decalogo di Barbiana  siamo lontani anni luce dagli “Stati etici” di sinistra e di destra, che si impongono con leggi sopraffattrici imposte dell’alto, qui siamo alla disponibilità di tutti gli Uomini, di ogni luogo e di ogni tempo, a voler costruire o distruggere la  possibilità di un mondo diverso. Niente è impossibile nel “Decalogo di Barbiana”, salvo la volontà…. Ma don Milani, che vedeva lontano, mette in guardia il giovane Mazzerelli dicendogli: “ Ma non farti illusioni , prima che le masse si accorgano che abbiamo ragione scorrerà molto sangue e sia la degenerazione morale  che quella politica arriveranno a livelli di incredibile bassezza.”  A quel punto saremo all’Apocalisse ?  Non lo sappiamo, ma sappiamo con assoluta certezza che lo scontro finale sarà fra il “Decalogo di Barbiana” e la barbarie.

 

 

                                                                                       Elisabetta Sgherlino

                                                                                    Portavoce del Comitato

 

 

Firenze, 5 giugno 2010