| SINTESI DEGLI INTERVENTI AL CONVEGNO MILANIANO DI VIAREGGIO, SVOLTOSI IL 18 Aprile 2009 |
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Il 18 aprile 2009, presso il Salone di rappresentanza del Comune di Viareggio (Lucca) si è svolto un importante evento culturale: il Secondo Convegno Nazionale sul tema: “DON MILANI IL PROFETA TRADITO DA CHI E PERCHE’ “ Alla presenza di un qualificato e folto pubblico, ha aperto e condotto i lavori l’ottimo organizzatore dell’evento Ciro Costagliola, Assessore alla Cultura del Comune di Viareggio, evidenziando l’importanza, non solo nazionale, dell’argomento oggetto dell’Incontro ed ha comunicato il dispiacere del Sindaco di Lucca Mauro Favilla di non poter esser presente a causa di un improvviso “contrattempo”. Il Sindaco di Viareggio Luca Lunardini ha ricordato, che quando un pubblico amministratore prende una deliberazione, è cosa opportuna e necessaria rivolgere un pensiero a Don Milani e a sacerdoti della sua coerenza. Il Consigliere Regionale Maurizio Dinelli, che ha onorato il Comitato Nazionale pro- Don Milani per la sua assidua presenza alle molteplici iniziative, ha ricordato come all’inizio della battaglia per il vero Profeta di Barbiana, solo Mazzerelli “gridava ai quattro venti” che non si trattava di “un prete comunista, ma di un Profeta cattolico, tutt’altro che rosso…” Il giornalista e saggista prof. Mario Bernardi Guardi, anche lui con grandi meriti di presenza nella battaglia per il vero Don Milani, ha affermato che il Priore, nel suo tempo, fu un personaggio “sgradevole” per molti preti e per molti politici, tanto che il suo “I care” può anche essere un “Me ne frego”. Ripercorre con criteri scientifici la storia famigliare e religiosa del Profeta. Sostiene che Don Milani non poteva essere un comunista, perché stava dalla parte della vera giustizia sociale e dei veri ultimi, quindi della Chiesa. La sua condanna, anche verso la democrazia “cristiana” e la sua strumentalizzazione della Fede, è coerente con la sua indiscutibile intransigenza morale. Il Presidente dell’Associazione culturale “Area Bianca” prof. Franco Banchi ha anche lui grandi meriti, per aver sostenuto dal suo sorgere il Comitato Nazionale pro Don Lorenzo Milani. Nella sua relazione sostiene che il Priore fu certamente un grande Profeta cattolico. A quest’ultimo proposito non è appropriabile né dai liberali, né dai socialisti, né, tantomeno, dai comunisti. Sostiene, come Mazzerelli, che il Decalogo di Barbiana o Decalogo Solidale è il cuore della vera Terza Via. Lo esamina punto per punto, facendo comprendere come per i cattolici e per tutti gli uomini di buona volontà è la “speranza” che risolve il millenario contrasto tra Fede e potere, privilegiando la Carità e la vera democrazia, intesa quest’ultima, come strumento di disarticolazione delle caste. Il parlamentare Riccardo Migliori denuncia l’egemonia “culturale” della sinistra che da oltre quaranta anni strumentalizza il Profeta di Barbiana. Passa in rassegna l’ambiente ove è maturato il cattocomunismo fiorentino, facendo riferimento all’ex sacerdote Mazzi, alla questione dell’Isolotto, a Balducci , alla rivista “Testimonianze” eccetera. Denuncia il “partito milaniano” che ha fruttato potere e carriera a Michele Gesualdi, già presidente della Provincia di Firenze, che si contrappone radicalmente alla testimonianza e al comportamento di Alessandro Mazzerelli. Il parlamentare Massimo Parisi ricorda di essere stato testimone della cocciutaggine con la quale Mazzerelli, pur perdendo sempre, rivendicava anche come dipendente comunale del “rossissimo” comune di Scandicci (Firenze) la Terza Via di Don Milani e il risoluto anticomunismo del Profeta. Afferma che Don Milani non è, né sarà mai posto, nel Pantheon del P.d.L. perché si colloca al di fuori di ogni Pantheon. Al contrario, a proposito del partito democratico, visto gli incredibili “acquisizioni”, si domanda se non intrupperanno anche Craxi e la Fallaci… Giovanni Banchi , Presidente del “Centro Formazione e ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana” che nella Scuola milaniana fu l’insegnante di falegnameria, ricorda che l’insegnamento durava tutto il giorno. Rammenta come nella scuola attuale, a differenza di Barbiana, si entri moralmente sani e si esca ammalati. “Chi andava a Barbiana – sostiene - veniva subito a trovarsi nella condizione di essere un “insegnante”, perché, lì si imparava, si insegnava o ci si levava dai coglioni…” Uno dei compiti di Don Milani - non bisogna dimenticare che prima di tutto era un prete - era quello di togliere gli ostacoli culturali alla comprensione del Vangelo. Manrico Casini Welcha Curatore letterario del “Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana” è l’Amico del vero Don Milani, che rimettendo in contatto Mazzerelli con i “ragazzi” che nell’ormai lontanissimi anni 1966-1967, vivo il Profeta, aderirono alla sua “Forza del Popolo”, ha determinato la rottura della strumentalizzazione comunista avallata da una ormai ristrettissima combriccola, che ha tratto, nel passato e in parte tutt’ora, grandi vantaggi personali tradendo e vendendo il Profeta. Ma come sempre è accaduto, i veri Profeti e i loro veri seguaci risorgono, lasciando in mano agli altri un pugno di mosche…Casini, dopo essersi complimentato a lungo con il Mazzerelli per la coerenza che ha dimostrato, ha dichiarato che il Centro è aperto a tutti coloro che si accostano a Don Milani in buona fede. Ha poi ricordato che don Milani è un convertito e come tale è un uomo e un Sacerdote che, sulla sua pelle, ha scelto l’eroismo della testimonianza. Alessandro Mazzerelli, Amico personale del Profeta e teste oculare delle sue Profezie ha subito ricordato il perché è più a contatto con il PdL e con il partito degli ex comunisti, sostenendo che negli ex Paesi del socialismo reale, così come in quelli tutt’ora comunisti, presentare e testimoniare il Decalogo Solidale o di Barbiana avrebbe portato certamente a tre conseguenze: l’internamento in un manicomio, l’invio in ambienti tipo i gulag della Kolima o nel miglior dei casi la fucilazione…Se nel PdL, spesso si ironizza e si ritiene un “sogno” assurdo il Decalogo di Barbiana, si viene comunque ascoltati anche con rispetto… “Lo dimostrano gli interventi che mi hanno preceduto e l’accoglienza dell’Amministrazione Comunale di Viareggio”. Ha reso omaggio a un grande viareggino, oggi quasi dimenticato, Don Sirio Politi, conosciuto negli anni ottanta in occasione della battaglia per il vero Don Milani, che condivise con grande entusiasmo il Decalogo di Barbiana e che oggi riposa dentro una piccola chiesetta della Darsena. Ha infine evidenziato le Profezie milaniane che si sono già rivelate e quella terribile che precederà lo scontro finale fra la barbarie e il decalogo di Barbiana : “…scorrerà molto sangue e sia la degenerazione morale che quella politica arriveranno a livelli di incredibile bassezza.”
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