| INACCETTABILE IPOCRISIA DI UN ESPONENTE DELLA “CARITAS” |
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Il 19 marzo si è tenuto a Roma, sotto l’egida del Sindaco Gianni Alemanno, un importante convegno dal titolo: “Dramma emigrazione ? Aiutiamo i capi famiglia a lavorare nella loro terra” I lavori si sono svolti nella sala del Carroccio al Campidoglio, fungeva da Presidente dell’Assemblea Maria Romana De Gasperi. Le persone presenti, anche se molto qualificate, erano in tutto 29, per gli argomenti trattati l’evento meritava molto di più… Il francescano Padre Marino Porcelli, Ministro Provinciale dei Frati Minori all’Ara Coeli a Roma, ha ricordato l’impegno suo e dei suoi confratelli in Africa, affinché la popolazione , con un giusto sviluppo, rimanga dove è. Interessante è stata la più volte ribadita convinzione che l’attuale crisi economica, per certi versi, è un bene, anche perché lo “sviluppo” non può essere indefinito. A questo proposito, ha portato l’esempio che se i miliardi di cinesi e di indiani si muovessero improvvisamente tutti, anche con un auto di piccola cilindrata, l’aria non sarebbe più respirabile e sarebbe la fine per tutti gli esseri viventi. L’ing. Giuseppe Rotunno, Presidente del Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore, ha ripreso e sostenuto una tesi che fu manifestata per la prima volta dal sottoscritto in occasione di un Convegno che si tenne in Roma il 16 dicembre 1995 - cosa che appare ben descritta nell’agenda giornaliera, che, grazie ad un preziosissimo consiglio di Don Milani tengo sin dal 1970 - concluso, come l’attuale, con il mio più fermo dissenso verso la demagogica ed interessata ipocrisia della “caritas”. La tesi è abbastanza semplice, ma efficace. Si tratta di operare nei Paesi di partenza dell’emigrazione favorendo lo “sviluppo sostenibile”. Per farlo, anziché adottare un bambino o una bambina, va adottato il capofamiglia. Rotunno ha dimostrato che attraverso 13.859 progetti, con un costo irrisorio rispetto all’economia italiana, sono state beneficiate 486.461 persone. “ Ora, se consideriamo – ha affermato – che un immigrato accolto in Unione Europea costa al giorno 100 euro, è cosa opportuna e necessaria devolvere 25 euro a settimana, equivalenti allo stipendio per mantenere nel proprio paese un capo famiglia e i figli”. D’altronde, faceva sempre presente, occorre considerare che la potenziale popolazione emigrante verso l’unione Europea, considerando la sola Africa, è di ottocento milioni, contro i cinquecento milioni di europei… Va infine considerato che gli immigrati in Unione Europea hanno già raggiunto quota trenta milioni, con un incremento di 1.200.000 annuo. Un chiaro allarme e una chiara risposta, anche se non ha fatto alcun cenno sulle organizzazioni politiche e di falso volontariato che dall’invasione extracomunitaria traggono grandissimi utili. Mons. Davide Maccari, del Vicariato di Roma , ha ricordato una serie di esperienze verso gli “ultimi”, già messe in atto dalle Parrocchie romane di cui è stato pastore. Ma
l’intervento più interessante, in negativo, è stato quello di un tal
Franco Bentivogli, esponente della “caritas”, un vecchio dalla
pelle fine, certamente appartenente all’alta borghesia, che in
pensione si diletta a “far del bene”, non sappiamo se per sé o per
altri della sua combriccola. La
sua è stato un omaggio e una esaltazione della più rozza ipocrisia
cattocomunista. Ha
attaccato persino il governo e quindi il sindaco che l’ospitava,
mancando quantomeno di “diplomazia”… Ma lasciamo perdere la fase
comiziale e veniamo al contenuto. Il nostro ha fatto presente che i
morti per sbarchi a Lampedusa sarebbero oltre 13.000, ha dato un numero
all’unità che non ricordo, e qui già casca l’asino. Come fa a
saperlo ? Ha, forse, la “caritas”,
un suo funzionario a servizio di Muammar al - Gheddafi che sovrintende
il conteggio dei presenti alla partenza dei barconi e un altro al loro
arrivo ? La domanda non meravigli, non possiamo dimenticarci che
delinquenti comuni, agendo a nome e per conto della “caritas”,
compirono anni or sono un vero e proprio sacco sugli aiuti che dovevano
andare in Albania… Come
mai, poi, non ha comparato il presunto numero degli annegati, con le
migliaia e migliaia di
italiane e di italiani assassinati, violentati, rapinati, scippati,
umiliati e derubati del lavoro in casa propria ? Ma
andiamo avanti…. il nostro ha proseguito sostenendo l’assoluta
necessità della presenza degli extracomunitari per la solita ragione,
fritta e rifritta, gli italiani non vogliono lavorare. Ovviamente non ha prodotto uno straccio di prova. Si dica –
domandiamo invano da anni – quali e quanti sono questi lavori, anche
perché – ovviamente - fra
questi non ci possono essere gli ambulanti clandestini, i commercianti,
gli spacciatori di droga, gli sfruttatori della prostituzione, le
prostitute, gli scippatori, i ladri e gli assassini… A proposito dei
criminali, dall’intervento del Bentivogli è sembrato che la questione
del 75% dei carcerati extracomunitari non esista… Poi, ha usato il
piatto forte, quello delle badanti. “ Come farebbero le famiglie
– ha detto – senza di loro ? “
Il grande ipocrita, così come non ha parlato dei crimini degli
extracomunitari, si è ben guardato dal dire che i suoi compagni
comunisti e cattocomuunisti, pur essendo a conoscenza da decenni
dell’invecchiamento della popolazione si sono ben guardati
dall’erigere le case di riposo, per privilegiare la costruzione, con
relative tangenti, anche di tre complessi sportivi in comuni con trenta
bambini e 1500 vecchi !!! Ma
il vecchio ipocrita ha superato ogni confine quando ha affrontato il
problema dell’assegnazioni delle case
popolari. Dopo aver
attaccato il Governo diretto dal partito che l’ospitava, ha fatto
quest’incredibile ragionamento, infarcito di autentico razzismo contro
i nostri ultimi. Ha detto :
“ L’assegnazione delle case popolari non può trovare nessun
vincolo, al di fuori di
quello relativo alla famiglia e ad il numero dei famigliari che la
compongono” Quindi il
fatto di essere o meno cittadini italiani è per lui del tutto
ininfluente…. Il ragionamento di questo signore, si fa per modo di
dire, è semplicemente infame. Riprova:
a Genova, mi ha informato la direttrice di “Lisistrata” Adriana
Bolchini, su mille “Case
Popolari” solo sette sono state assegnate agli italiani,
malgrado che la percentuale degli extracomunitari non fosse
superiore al 10%. L’ingiustizia
si compie sulla base del fatto che i mussulmani, avendo due o tre mogli,
palesi od occulte, manifestano un numero di figli decisamente superiore
agli ultimi dell’Italia. L’infamia si basa invece su un dato
incontrovertibile. Quelle case vengono costruite sui terribili sacrifici
delle NOSTRE passate generazioni, che hanno costruito con il loro grande
malessere, il benessere di cui lucrano gratis gli stranieri.
L’ipocrita della “caritas”, come abbiamo detto, è un
vecchio con la pelle liscia, probabilmente abita in una zona
residenziale di Roma. Forse qualche volta gli è capitato di andare in
qualche paese del Sud o negli Appennini
ed avrà certamente visto in che case abitavano la maggioranza
degli italiani, case in cui oggi non vi abiterebbero nemmeno i suoi
amici senegalesi. Ebbene, con che diritto, l’ipocrita della “caritas”,
nega, ai nipoti sfortunati di coloro che hanno pagato anche con la vita, con
la guerra, con il servizio
militare, con una infinità di tasse, con la miseria e con la fame, il
diritto alla casa nella propria terra?
Eppure la risposta al problema è semplice, se gli
extracomunitari sono il 10%, devono concorrere per la stessa percentuale
alle “case popolari”, mentre le altre spettano per sacrosanto
diritto alle famiglie degli italiani. Ma
è perdita di tempo continuare oltre, a lui interessano i voti per il
Partito Democratico e i privilegi che ne scaturiscono, come mi disse il
più grande Profeta dello scorso secolo Don Lorenzo Milani :
“Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di
ogni male, al fine di consentire, ad una classe dirigente parassitaria e
brutale, la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli
ultimi”. A poi fatto seguito l’intervento di una certa Lidia Borzi, che si è detta esponente delle ACLI. Il suo intervento non ha storia, è stato soltanto un bla bla di copertura al suo compagno della “caritas”. A
questo punto, presentato da Massimiliano Niccoli, la parola è
passata a chi scrive. Inizialmente pensavo di ricordare come le idee di
Giuseppe Rotunno, siano state, prima che di lui, anche le mie e
conseguentemente ne avrei difeso l’oggettiva fondatezza. Ma come fare
a non rispondere all’ipocrita e alla sua socia ?
Allora ho ricordato subito cosa avvenne al Festival Nazionale de
“L’Unità” del 1988, ove
un membro della direzione del PCI dichiarò: “ All’Est non
andiamo bene. Dal prossimo anno faremo arrivare in massa gli
extracomunitari. Ci serviranno per rilanciare la lotta di classe e
disarticolare l’Occidente e la Chiesa Cattolica” A
quel punto, la compagna delle ACLI mi mandò un udibile gridolino di
disappunto. Per niente
impressionato replicai all’ipocrita che aveva parlato degli
extracomunitari “come di disgraziati che bussano alla porte del
ricco” – speriamo che gli sfondino la sua porta di casa e vi si
istallino – con l’esempio
dei cinesi che hanno comprato, in contanti, mezza città di Prato, migliaia e migliaia di negozi di ogni tipo,
a cominciare dai ristoranti, ma non sono solo loro, pensiamo agli
iraniani, che controllano il mercato delle pelli e il mercato centrale
di Firenze ecc, ecc, ecc. Ma
ho voluto ricordare anche la questione dei senegalesi, considerati i
disgraziati doc, che, come
ha scritto “La Repubblica”, fanno gli ambulanti clandestini perché
non vogliono essere sottoposto al padrone infedele , ma dell’infedele
usano gli ospedali e fanno la spesa gratis a carico dei Comuni e quindi
dei nostri ultimi, ne sanno
qualcosa a Pontedera , ribattezzata “pontenegra” … per poi inviare
in Senegal l’obolo per costruire la più grande Moschea del mondo. Conclusione: Spero che del Convegno si siano comunque salvati gli auspici, i quali non sono stati ripresi né dal Franco Bentivogli , né dalla tizia delle ACLI. C’è da capirli, se le idee, già mie ed ora anche dell’Amico Rotunno, dovessero prevalere, addio affari… e che affari.
Alessandro Mazzerelli terziario francescano
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