| A PROPOSITO DELLE SORDIDE RAGIONI DELL’INVASIONE CINESE... |
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Sulla Rivista “Europaitalia”, n. 9/10, luglio-agosto 2008, viene pubblicata una notevole inchiesta sulla Cina dal titolo “Il dragone a due teste”. Oltre alle consuete notizie sulle fabbriche- prigioni, per bambini rapinati o comprati per “30-40 euro”, che poi vengono pagati dalle “fabbriche popolari” con 30 centesimi di euro all’ora… e alla feroce persecuzione contro gli Uiguri musulmani e i Tibetani , c’è una questione che ci riguarda molto da vicino. Scrive Albero Rosselli, direttore editoriale di “Storia e Verità” parlando dell’invasione cinese: “ Secondo gli analisti statunitensi, questa specie di silente invasione sarebbe il frutto di una precisa strategia di “matrice imperialista” messa in atto da Pechino per sottrarre parte dell’Asia e dell’area del Pacifico all’influenza occidentale, sia americana che australiana e neozelandese, utilizzando anche le stesse risorse occidentali.” E conclude, dopo aver ricordato che i cinesi sono giunti al 10% dell’intera popolazione indonesiana, con questa significativa affermazione : “ …la strategia che sta alla base del nuovo “colonialismo made in China” non contempla soltanto semplici manovre finanziarie, ma una vera e propria penetrazione di tipo culturale e politica attraverso l’esportazione della lingua, dei costumi e dell’attuale ideologia del “dragone” capitalcomunista.” A questo punto tutto è chiaro, anzi chiarissimo, occorre essere oggettivamente dementi per non capire… Festival Nazionale dell’Unità ( Campi Bisenzio – Firenze ) 1988. Dichiarazione raccolta al gazebo FILCAMS/CGIL “All’Est non andiamo bene, ma dal prossimo anno arriveranno in massa gli extracomunitari : ci serviranno per rilanciare la lotta di classe e disarticolare l’occidente e la chiesa cattolica.” Tutto torna ! All’indomani del Festival de “L’Unità”, cominciarono ad arrivare a San Donnino, frazione di Campi Bisenzio, valanghe di clandestini cinesi. Arrivavano nottetempo, nessuno gli chiedeva i documenti, affollavano capannoni in disuso affittati – guarda caso – da imprenditori cattocomunisti. Scomparvero subito i gatti locali, finiti arrostiti… Contro l’invasione fu costituito, invano, un comitato che ribattezzò San Donnino in San Pechino e chiese provocatoriamente la cittadinanza cinese. Nessuno si mosse. Non si mosse il comune, amministrato da sempre dai comunisti, ovviamente non si mossero né fecero alcun controllo i vigili urbani e non si mosse né la finanza, né la questura. Non si mossero nemmeno le associazioni degli artigiani, colpiti ferocemente dalla concorrenza cinese, che rapidamente dilagò a Empoli e soprattutto a Prato. Gli “amministratori “ pratesi, anche loro da sempre comunisti o servi dei comunisti, esultavano felici e così i compagni cinesi invasero in breve interi rioni, in particolare sulla destra della via per Pistoia. “Democraticamente”, i compagni amministratori, tollerarono che scomparissero le insegne in italiano, sostituite da quelle in cinese, giungendo al ridicolo quando, persino alla biglietteria della Stazione ferroviaria, le scritte divennero più in cinese che in italiano ! Conclusione: l’obbiettivo è esattamente quello che si delinea nell’invasione cinese del Sud-Est asiatico descritto nella rivista che abbiamo citato. Toscani non rincoglioniti, se ancora ci siete, battete un colpo…Domani è già tardi…
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