FRA LE PROFEZIE MILANIANE, 

C’E’ ANCHE LA QUESTIONE BELGA ?

 
 

 

 

 

Gli imperialismi ?  Ci vorrebbero ventimila Sanmarini per eliminarli. Il mondo cambierebbe radicalmente in meglio, sarebbero protette le culture e le identità. Sostanzialmente sarebbe protetta anche la pace, perché le guerre diverrebbero guerricciole.”

(“Ho seguito don Lorenzo Milani, profeta della Terza Via”. Ed. “Il Cerchio”, Rimini, 2007, pagg.31-32)

 

 Lì per lì, quando nell’autunno del 1966 Don Milani pronunciò quella prosa profetica, rimasi sbalordito, ma compresi subito che non si trattava di ventimila diverse monete e altrettante relative collezioni di francobolli e gli domandai che mi facesse un esempio relativo all’Europa. Venne fuori così la “questione belga”. Con quali parole  e quali precisazioni non lo ricordo, la “questione” mi parve secondaria e non la stenografai. Ma negli anni settanta, cercando di dare corpo al “sogno” della Terza Via , tornai sopra all’argomento con queste frasi:

 

    Il Belgio è diviso in due gruppi etnici e linguistici diversi, I Fiamminghi e i Valloni. Se in quel Paese si determinasse l’avvento di un sistema sociale ordinato secondo i punti del “manifesto”,  (Si tratta del manifesto del “Socialismo d’Azione,che, insieme al Decalogo di Solidale sono le pietre miliari della Terza Via “barbianese” n.d.a.) fermi restando i metodi di elezione dei candidati, gli organi periferici e nazionali dovrebbero tener conto non solo delle categorie produttive, ma anche dei rapporti proporzionali fra i due gruppi etnici.  In questo modo, alla solidarietà economica si affiancherebbe la solidarietà umana, fondata sul reciproco rispetto dei differenti valori culturali ed etnici che dividono provvidenzialmente l’umano consesso”.

(“Il Riscatto” – Ed. Dehoniane, Napoli, 1980, pag. 283)

 

  Perché la “questione” aveva colpito anche don Milani, tanto da citarmela come possibile ed opportuno esempio dei “ventimila” auspicabili “sanmarini” ? Credo che basti soffermarsi per qualche minuto si di una carrellata di fatti, più o meno recenti, per rendersene conto.

 

   I fiamminghi si organizzarono politicamente dopo il 1898, quando si resero conto, che una legge emanata in quell’anno per garantire l’istruzione anche in lingua neerlandese non era rispettata. Anzi, vedevano manifestarsi, sempre di più, la netta prevalenza francofona nella magistratura, nell’amministrazione e negli impieghi pubblici. Scrive Fiorenzo Toso su  “Frammenti d’Europa” , ed. Baldini & Castaldi, Milano 1996:  Le tensioni linguistiche cominciarono ad assumere un particolare rilievo solo all’indomani della prima guerra mondiale, quando si verificò una significativa crescita economica della regione di lingua fiamminga, proprio mentre i nuovi problemi provocati dalla riconversione industriale portavano a una frattura della tradizionale alleanza fra le classi dirigenti dei due gruppi etnici: la contrapposizione fra Fiamminghi e Valloni non fu dunque motivata soltanto da fattori culturali, poiché dietro ad essi si nascondevano ben precise questioni di ordine economico, Per di più, i capi dei gruppi nazionalisti fiamminghi, che durante la guerra avevano simpatizzato per gli occupanti tedeschi, furono duramente epurati, e questo fatto ebbe come conseguenza una crescita della simpatia per la loro causa presso l’opinione pubblica del Belgio settentrionale.” 

              Venendo ad anni più recenti, nel 1933 i fiamminghi dettero vita al partito dell’Unione                                                                                  Nazionale Fiamminga  (Vlaamsch National Verbond) che simpatizzò con il nazionalsocialismo tedesco. Nel secondo dopoguerra la supremazia vallone fu apertamente contestata e si radicalizzò nel conflitto linguistico che, negli anni cinquanta e sessanta, identificò etnicamente persino il partito socialista e democristiano. Una ulteriore svolta, sempre in senso etno-limguistico si manifesta con il Movimento  Volksunie  e il partito alla sua destra  Vlaams Blok.  Sul fronte opposto, la  Concentration Wallonne,  operativa sin dal 1932, il  Front Democratique des Francophones sorto nel 1964, il Rassemblement Wallon  nato nel 1968 e più recentemente  il Front National, diretta emanazione del Front National  francese, anche se non sono riusciti a darsi un’organizzazione come il “fronte” fiammingo, hanno certamente contribuito ad una maggiore conflittualità del confronto.  Le statistiche distinguono le lingue ufficiali nella proporzione del 55,4% per la fiamminga, del 42,8%  per la francese, oltre all’1,8%  della lingua tedesca che è presente nei Cantoni di Eupen e Malmèdy. Ma per rendersi conto della complessa situazione del Paese, va aggiunta l’ingente presenza extracomunitaria che ha determinato, primo caso in Europa, la creazione del Consiglio dei rappresentanti della comunità islamica, composto da 68 membri eletti dai musulmani, con funzioni consultive nei confronti del Governo. Quindi, proporzionalmente, la lingua araba, con cui  si predica nelle moschee, è da considerarsi la terza lingua “belga”…

   In questo quadro, i risultati elettorali del 10 giugno 2007 che vedono nella Camera dei Rappresentanti  la “Nuova Alleanza Fiamminga” con 30 seggi, il “ Partito liberal democratico fiammingo “ con 18 seggi e il “Blocco Fiammingo” con 17, pongono la “questione belga” all’ordine del giorno. E così, anche per il Belgio, dopo l’apparizione di decine di nuove bandiere, l’ora di una delle più grandi profezie milaniane è giunta alle porte.

 

 
 

                                                                        Alessandro Mazzerelli

                                                                          (Amico personale del Profeta di Barbiana)