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IN DIFESA DELLA MEMORIA SACERDOTALE E PROFETICA DI DON LORENZO MILANI, REPLICA A GIUSEPPE CIPRIANI DETTO “pucci”. ( Al Il Giornale della Toscana, al Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana , a tutti gli Amici del Comitato pro Don Milani, con preghiera di darne la massima diffusione e per conoscenza ai professori Mario Bernardi Guardi, Franco Cardini, Adolfo Morganti) |
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“Il
Giornale della Toscana” ha recentemente pubblicato ben 4 puntate, a piena
pagina , infarcite da violenti attacchi alla memoria sacerdotale e profetica
di Don Lorenzo Milani. Il Profeta
di Barbiana, come è noto, è
stato un mio grande Amico, la sorte vuole che anche chi lo attacca è stato un
mio amico. Parlo del maestro elementare Giuseppe Cipriani , che si fa chiamare
Pucci usando il soprannome di
quando era bambino. Per carità , non c’è niente di male, ma molti lo
confondono con un “marchese” e lui, anche se non lo dice, trova la cosa
molto piacevole. D’altronde l’uomo è coerente. Si sente un aristocratico
cattolico, cultore da molto tempo
della S. Messa in latino, giusta battaglia che anche io, pur misero ex
proletario, ho sempre condiviso. E’ anche un preparato sostenitore delle
insorgenze antifrancesi, della Vandea Cattolica , dei Borboni, del Cardinal
Ruffo di Calabria , di Fra Diavolo e di S. Roberto Bellarmino
ed ha anche combattuto, insieme a me, pur se su posizioni diverse, le
giuste battaglie contro il divorzio e l’aborto.
Battaglie nelle quali non solo ero convinto, ma anche obbligato per
fedeltà al vero Don Milani. Fedeltà che spesso mi è stata pesantissima, qualche volta
ho cercato umanamente e vilmente di alleggerirla, ma ecco immediatamente
“riapparirmi” il Priore, così come lo vidi l’ultima volta, mezzo
straiato e sofferente, che grida alla mia coscienza, con la stessa forza di
allora: “ Io faccio iscrivere i miei ragazzi alla tua “Forza del
Popolo”, (L’Associazione giovanile che avevo fondato nel 1962 ) ma
te non mi devi tradire. Qualunque cosa accada, non mi devi tradire…” Dopo questa necessaria premessa, vengo a replicare a solo qualche aspetto delle quattro puntate antimilaniane . (Per rispondere non basterebbero venti cartelle, penso che vi provvederanno le 120 pagine e la documentazione di “Ho seguito Don Lorenzo Milani, Profeta della Terza Via” che uscirà a settembre) L’attacco più duro al Profeta e ai suoi estimatori, si concentra sulla questione dell’imprimatur ad “Esperienze Pastorali”, l’autorizzazione ecclesiastica alla pubblicazione del libro, che, a dire del Cipriani sarebbe frutto di un “raggiro” ai danni del Cardinale Elia Dalla Costa. Il primo attore di quel “raggiro” sarebbe stato il grande e santo prelato fiorentino Monsignor Raffaele Bensi, che il “Pucci” si permette di configurarlo come un fior di mascalzone. Mentre la prova del nove dell’avvenuto “raggiro” starebbe nelle parole di Vittorio Zani, padrone della Libreria Editrice Fiorentina, il quale racconta (dove ?) : “Si dovette ricorrere ad una specie di raggiro, altrimenti non c’era sistema di pubblicare il libro”. Lo Zani, uomo furbo e molto attento agli affari suoi, l’ho conosciuto di persona e non mi sembrò molto affidabile. Vi ebbi a che fare perché un galantuomo, il magistrato cattolico Giancarlo Dupuis, pensò di fargli pubblicare il mio libro dal titolo “Il Riscatto”, che poi uscirà nel 1980, per le “ Edizioni Dehoniane”. Si trattava del libro che pubblica alcune delle Profezie più eclatanti di Don Milani, fra cui, quella clamorosa sulla fine del comunismo, che fu messa in prima pagina. Pronunciata nell’estate del 1966 si avvererà nel 1990, a dieci anni dall’uscita del libro, quando ancora (1980) il cardinal Casaroli, correva, diplomaticamente ossequiente, in su e giù dal Vaticano a Mosca. Ebbene, lo Zani, per niente colpito dalle Profezie milaniane, dopo quasi una anno di silenzio, sollecitato dal magistrato Dupuis che gli chiese di rispondermi, inviò una lettera, senza né capo né coda, in cui sostanzialmente mi diceva che facevo bene a rivolgermi ad altri editori… Ora, chi ci dice che un personaggio come lo Zani, che deve gran parte della notorietà della sua “casa editrice” alla pubblicazione di “Esperienze Pastorali” e “Lettera ad una Professoressa” non abbia millantato, per darsi un ruolo, di essere stato uno dei “complici” del “raggiro” ? Ma poi, di quale “raggiro” si parla? Scrive Cipriani ( Cfr. “Il Giornale della Toscana” del 10 giugno 2007) : “Don Raffaele Bensi avuto il manoscritto da Don Milani attese il momento opportuno in cui tutti coloro che glielo avrebbero potuto impedire erano assenti dalla Curia: assenti i due cancellieri e i due segretari, il vescovo coadiutore; in un assolato giorno di piena estate, quando il vecchio porporato, Elia Dalla Costa, stava per lasciare il posto del suo lavoro, si presentò don Bensi con il dattiloscritto incompleto e senza il nome di don Milani, asserendo che era cosa importante e urgente, lo pregava di firmarlo per la stampa, dal momento che, in Curia non c’era nessuno per firmarlo. Aggiungeva (mentendo) che era già stato riveduto e approvato da Padre Santilli e che era onorato da un’ampia prefazione dell’Arcivescovo di Camerino, Monsignor D’Avack, il quale lo pregava caldamente – suo tramite – di apporvi l’imprimatur. All’udire che la richiesta veniva dall’Arcivescovo di Camerino il vecchio porporato, senza rendersi conto del contenuto, vi appose la firma.” Ma che
farfuglia ! Ma che scrive! Dove sono le prove ? Si
rende conto che sta facendo un processo alle intenzioni
ad un porporato di venerata memoria che non può più difendersi ? Ma dov’è finita, ammesso e non concesso che l’abbia, la
sua “noblesse oblige” ?
Forse ha scritto il pezzo nel corso di una delle sue simpatiche
libagioni ? Sì, la sua prosa mi indigna, si noti quanto è irrispettoso verso un santo
Cardinale come Elia Dalla Costa , fatto passare, con parole inequivocabili,
per un vecchio rincoglionito : “…in un assolato giorno di piena estate,
quando il vecchio porporato, Elia Dalla Costa, stava per lasciare il posto di
lavoro…” “…senza rendersi
conto del contenuto, vi oppose la firma.”
(sic) In verità, il fatto traspare anche da quanto afferma lo stesso Cipriani, ad indurre il Cardinale Dalla Costa a sottoscrivere l’autorizzazione ecclesiastica, più della firma di Padre Santilli, fu la recensione del suo confratello nell’Episcopato, l’Arcivescovo di Camerino Monsignor Giuseppe D’Avack il quale, prima di scrivere, avrà certamente soppesato molto il dattiloscritto milaniano. Ma per me è ancor più intollerabile il travisamento del comportamento di Padre Reginaldo Santilli O.P. ,Vicario Episcopale e Direttore dell’Osservatore Toscano, la cui amicizia mi fu carissima anche perché, come documenterò nel prossimo libro, presentatomi da Mons. Bertini, parroco di S. Gaetano in Firenze , fu il cuore, la testa e la mia spalla nella durissima battaglia in memoria del vero Don Milani ,di cui fu Maestro in Seminario. Ebbene, anche a questo sant’uomo, il Cipriani fa fare la figura dell’imprudente, a Firenze si direbbe del bischero… affermando: “ Padre Santilli si limitò ad analizzare il testo…” Non è vero. Lo dimostra il fatto che aveva scritto su di una cartellina azzurrognola la frase molto significativa : “Per me può andare”. Certo è anche vero che numerose riflessioni di Don Milani lo turbavano , ma lo turbavano non perché infondate, ma perché manifestate da un giovane prete – già oggetto di invidie anche da parte di altri sacerdoti - per di più di famiglia ebraica, che era salito in cattedra per bacchettare le ipocrisie e le inadempienze di buona parte della Chiesa. Una Chiesa, purtroppo, in buona parte responsabile di allevare un laicato religiosamente infantile, legato ad essa più per una ormai stanca tradizione popolare, che per un intimo e maturo convincimento al Messaggio di Nostro Signore. Insomma Don Milani denunciava già allora e per primo, lo stato della Chiesa, che molti non volevano vedere, e che oggi è intorno a noi e non ha nessun bisogno di essere dimostrato. Concludendo l’argomento, che ho già dettagliatamente affrontato nel testo de “Il Profeta Tradito”, emerge chiarissimo il fatto che il Venerato Cardinale Dalla Costa non essendo passato a miglior vita effetto da demenza senile, dette l’imprimatur dopo una attenta lettura di due suoi autorevoli sacerdoti e di un suo confratello in Episcopato. E allora dov’è il “raggiro” ? E’ forse nell’aver evitato di scontrarsi con le invidie di poveri preti, afflitti da complessi di inferiorità nei confronti del Profeta ? Nelle tre parole di un mercante, che deve la sua fama per aver avuto la fortuna di stampare i libri di Don Milani ? Per cortesia non facciamo ridere i polli… Su “Il Giornale della Toscana” del 3 giugno c.a., l’attacco del Cipriani a Don Milani affronta la questione della “meritocrazia” di cui il Profeta sarebbe stato acerrimo nemico e chiama pesantemente in causa il prof. Franco Cardini. E’ qui che Giuseppe detto “pucci” racconta di aver giocato “un tiro maestro” ad un gruppo culturale denominato “La ginestra” “che si rifaceva alle idee del prete di Barbiana” portandosi dietro nel corso di un dibattito “un giovane , laureato di fresco, già amante degli studi seri” che “con un fuoco concentrico … parlò di meritocrazia che sola, avrebbe salvato gli “ultimi”, parlò di scuola seria che richiedeva sacrifici e non chiacchere, uno scuola che non creasse discriminazioni…” Poi aggiunge che oggi “quell’intrepido professore “ che “rispondeva e tuttavia risponde al nome di Franco Cardini che era ed è un mio grande amico …” “dovrebbe usare un po’ più di prudenza e astenersi da molte gravissime inesattezze (per essere buoni) e cercare di sfuggire ad una certa retorica di cui egli non ha bisogno” Quindi, concludendo in “bellezza” la “puntata”, ecco la sparata finale: “ Lasciamo perdere l’obbedienza di Don Milani, una delle grandi favole, create “ad hoc” da certo sinistrismo … “ non è vero che – come invece afferma il professor Cardini –( Don Milani n.d.a.) scrisse sempre con il permesso della Curia … anzi (a parte la vergognosa parentesi di quell’unico “imprimatur” ottenuto con l’inganno per “Esperienze Pastorali”, gli altri libri non ebbero mai l’imprimatur che allora si richiedeva.” Cardini, grande studioso e come il mio Amico don Lorenzo uomo di grande intelligenza e saggezza, ha invece perfettamente ragione. L’unico libro che porta la firma di Don Milani è “Esperienze Pastorali”, che come abbiamo visto ottenne l’imprimatur. “Lettera a una professoressa” è un lavoro condotto insieme ai ragazzi che legalmente non porta la sua firma. La Lettera ai Giudici per la questione dell’obiezione di coscienza è la sua difesa a fronte di un rinvio a giudizio, di cui in vita non vedrà la conclusione. Le lettere, molte delle quali travisate e pubblicate dopo la sua morte, sono atti privati che ovviamente non richiedevano l’imprimatur. Circa poi il sentimento di “grande amicizia” che il Cipriani ha verso il Cardini è istruttivo leggere quel che di lui scrive su “L’altra Toscana” – “Diario di un conservatore” a pag. 112: “ Fu lui (Franco Cardini n.d.a.) che mi mise nel cuore l’amore per il Medioevo e le Crociate. Quel mio amico, carissimo, ahimè, è morto ! C’è ora in giro un suo omonimo, supponente e sardonico, acido e vendicativo, senza senso dell’umorismo…Quando scrive o parla non riesce a scrivere o a parlare se non con acrimonia. Più che lo spirito “fiorentinesco” c’è in lui lo spirito cattivo del telebano.” Accidenti che “amico”! Leggendo queste frasi mi viene in mente il mio babbo,” che qualche volta declamava un detto della civiltà contadina : “Dai nemici mi guardo io, dai falsi amici mi guardi Iddio”…
Ma la cosa più clamorosa della puntata è
che sulla meritocrazia le idee di Franco Cardini corrispondevano esattamente a
quelle di Don Milani. Don Milani non combatteva la giusta meritocrazia, voleva
soltanto togliere di mezzo le scuole di “classe”, si pensi agli
“avviamenti”: agrario, commerciale, femminile, industriale … che
sembravano creati apposta per proteggere i “privilegi” dei “pierini”
emarginando i meriti dell’intelligenza “proletaria”, che così finiva
frustata e incattivita nelle file del PCI. Che centra poi
Don Milani se, ormai Lassù
da anni, al posto degli Avviamenti è stata creata una scuola media
obbligatoria che è una porcheria da Terzo Mondo ?
E’ poi fuori discussione che per Don Milani
senza meriti non c’èra nessuna legittimazione del potere politico,
in particolare se quel potere aveva il cattivo gusto di definirsi
“cattolico”. A questo proposito il nono punto del Decalogo Solidale o di
Barbiana è chiarissimo: “predisposizione della lista dei candidati, a
qualunque carica pubblica, mediante una “scala dei meriti”. Circa
la sua fedeltà alla Chiesa basterà
ricordare che quattro o cinque volte ha affermato per iscritto : “ Io non
sono un pastore protestante”
“Non voglio essere confuso con i protestanti” ecc. In una lettera
al suo Maestro Padre Reginaldo Santilli scrive: “Non mi ribellerò mai
alla Chiesa, perché ho bisogno più volte alla settimana del perdono dei miei
peccati e non saprei da chi altri andare a cercarlo quando avessi lasciato la
Chiesa.” Ma il Cipriani a questo punto ha già la replica. Può infatti affermare, ma
Don Milani ha detto o non ha
detto che “L’obbedienza non è più una virtù”?
Si l’ha detto e ha mille ragioni ! Obbedienza a chi ? Ad una classe dirigente che in maggioranza è composta da autentici mascalzoni, imbroglioni e ladri ? Obbedire a politici che godono di inusitati privilegi ? Altro che ridurre i parlamentari… l’obbiettivo deve essere quello di togliere i loro immeritati privilegi. Come? L’ho detto pubblicamente a Lucca richiamandomi a Don Milani: ridurre di almeno il 70% gli introiti di tutti gli Amministratori Pubblici a cominciare dal Presidente della Repubblica. Obbedire a generali che non si capisce quale “patria” difendano ? In questi giorni un fatto è sotto gli occhi di tutti, se un ufficiale fa il suo dovere e non il ruffiano di regime viene cacciato a calci in culo … Obbedire ad eletti da elezioni fraudolente ? Ne sappiamo qualcosa io e il professor Cardini di come si sono svolte le ultime elezioni amministrative di Firenze… Basta così, altrimenti non finisco più. Ciò non vuol dire – il Profeta è chiaro – che l’obbedienza non sia stata una virtù, anzi è certo tornerà ad esserlo, perché le forze del male non prevarranno, ma chissà quando… Da tutta la questione meraviglia moltissimo il fatto che il Cipriani non si sia accorto e non si accorga che sta facendo il gioco di chi crede di combattere. Chi ha tradito il Profeta facendogli dire quel che non ha mai detto, sentitamente lo ringrazia.
Alessandro Mazzerelli terziario francescano
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